
Su.Go • Vecchie mura, anima nuova
Gastronomia genuina e sostenibile
Genuinità, zero sprechi e design moderno, ridisegnano la gastronomia pratese
Dietro la grande vetrata di via Pomeria 84, un ex capannone tessile torna a vibrare di nuova vita grazie all’energia contagiosa di Argentina Giusti, Lorenzo Chellini e Alberto Gramigni. Amici d’infanzia con curriculum distanti, ingegneria gestionale, diritto d’impresa e food design, che hanno riconosciuto in Su.Go il punto di convergenza fra competenze, passione per il buon cibo e ricordi di cucina casalinga.
Il nome racchiude già la promessa: “Su.Go – Supper To Go. “Supper”, letteralmente “cena”, richiama la convivialità serale dei pasti in famiglia; “To Go” strizza l’occhio ai ritmi contemporanei, sottolineando la possibilità di portare a casa il pasto e offrendo un comfort food già pronto, pensato per durare.
Il confezionamento sottovuoto, unito all’atmosfera modificata, infatti, preserva la freschezza dei piatti, che si mantengono in frigorifero da due fino a quindici giorni. Un take away intelligente: packaging interamente compostabile e prenotazione diretta per il ritiro in negozio o la consegna a domicilio, con tragitti organizzati a emissioni ridotte. Per dare forma concreta a questa visione i soci si sono affidati agli Architetti Marco e Vanni Meozzi, incaricati di riqualificare l’involucro industriale senza rinnegare la sua anima. Il restyling ruota attorno a un grande volume rivestito di mattonelle bianche 20×20 con fughe rosso “sugo”: una linea narrativa che accompagna l’occhio dal banco take away alla cucina a vista e fa da ponte simbolico fra passato manifatturiero e presente gastronomico.

Il controsoffitto, lasciato volutamente scoperto, rende omaggio alla storia tessile di Prato; lampade metalliche vintage diffondono una luce calda sui tavoli di legno, mentre mensole modulari ospitano prodotti di filiera corta scelti con cura. Il pavimento in cemento grezzo dialoga con l’acciaio, creando un equilibrio visivo in cui l’essenzialità industriale è addolcita da texture naturali e da una palette intima.
Questa coerenza formale si riflette anche nei gesti quotidiani. In cucina abbattitori di temperatura, forni intelligenti che cuociono a bassa temperatura, conservando tenerezza, sapore e valori nutrizionali, e software di tracciabilità lavorano dietro le quinte; il calore che anima il progetto, però, è ancora quello che un tempo ardeva nelle cucine delle nonne. Così Su.Go diventa un piccolo hub di sostenibilità urbana: packaging compostabile, vuoto a rendere e una partnership con realtà impegnate contro lo spreco, traducono un’etica in azioni tangibili, mentre il racconto trasparente dei produttori coinvolti invita i clienti a un consumo consapevole. Mangiare qui non Piastrelle a griglia rossa, acciaio lucido e scaffali colmi: l’interno di Su.Go mescola anima industriale e accoglienza domestica, mentre la shopper “Supper To Go” promette di portarne via un assaggio.
significa soltanto “riempire un vuoto”, bensì prendere parte a una comunità che valorizza il tempo, l’attenzione e la memoria dei luoghi. Le vecchie mura custodiscono la loro ruvida bellezza e l’anima nuova pulsa di idee fresche e profuma l’aria del quartiere, proprio come un sugo che sobbolle lentamente e, fin dal corridoio, annuncia che il pasto è quasi pronto.

Prodotti bio, piatti iconici e un brindisi naturale Ogni alba, quando la luce filtra timida dalle vetrate della cucina, lo chef Lorenzo Tarchiani accende i fuochi e annusa il profumo delle cassette appena consegnate: pomodori nostrali, ortaggi bio di stagione, farine macinate a pietra, carni provenienti da piccoli allevamenti toscani. Sono solo nove i fornitori scelti, tutti italiani, tutti impegnati in pratiche agricole rigenerative, per garantire una filiera corta, trasparente e rispettosa della terra.
Lo chef trasforma la materia prima in piatti che uniscono memoria e curiosità, riducendo gli scarti a zero grazie a cotture delicate, fondi di recupero e porzioni “generose ma pensate”. Il menu, un quaderno che cambia volto a ogni arrivo di stagione, parla il dialetto delle campagne intorno a Prato. Eppure non mancano guizzi internazionali: un hummus profumato, un dahl speziato, un pollo al curry che ricorda viaggi lontani. Fra tutte le preparazioni, le “Melanzane alla parmigiana” occupano un posto d’onore.
Strati sottili di melanzane biologiche leggermente arrostite, passata di pomodoro “come da nonna”, basilico fresco e un mix di formaggi locali: un comfort food che lo chef rifinisce con una gratinatura croccante, perfetta da rigenerare a casa senza perdere fragranza. La ricetta, confezionata sottovuoto in vaschette compostabili, resta intatta in frigorifero fino a due settimane. Un piccolo lusso quotidiano per chi ha poco tempo ma non vuole rinunciare alla qualità.
Il brindisi segue la stessa filosofia “pulita”: vini biologici non filtrati, birre artigianali dai luppoli selezionati, kombucha e soft drink autoprodotti con frutta di recupero. Un calice di rosso naturale dal bouquet di ciliegia o una blanche agrumata diventano così compagni ideali di peposo, zuppe estive o taglieri di verdure in agrodolce. Lasciando Su.Go alle spalle, lo stomaco conserva la soddisfazione di sapori genuini e la mente una piacevole leggerezza: la sensazione è quella di aver preso parte a un rito quotidiano che coccola il palato e, insieme, fa bene al pianeta.

Testo Paolo Fiorenzi / Foto Francesca Dattilo / Colhub
Le pagine originali
Scritto da
Redazione Prato è Casa
